La
corte europea dei diritti dell'uomo ha sancito che non vi può essere una legge
che stabilisca per legge l'esposizione di simboli religiosi in luoghi pubblici;
nel nostro Paese la sentenza è stata accolta da una polemica senza precedenti.
Sono
un socialista e sono un bagherese.
Ho visto il film di Tornatore e poi ho letto i vari commenti lasciati sulla rete
da compagni con qualche capello bianco e un po’ di storia sulle spalle: con
rammarico, leggendo quelle aspre parole ho pensato con amarezza, che per quello
che avevo visto io, costoro non avevano capito un granché, né del film, né del
messaggio che il regista attraverso questo ha lanciato anche alla politica.
Forse i miei occhiali sono più puliti da rancori retrospettivi che molti,
ancora, non riescono – o non vogliono – eliminare.
Allora, è bene analizzare questo film in alcune scene, messe sotto attacco:
partendo dalla definizione di “riformista” che il padre – al figlio accusato di
essere uno “sporco riformista” durante un collettivo studentesco - traduce
letteralmente così: “Riformista è chi sa che a sbattere la testa contro il muro,
è 'a testa ca si rumpi e no 'u muru...Riformista è chi vuole cambiare il mondo
per mezzo del buon senso, senza tagghiari testi a nuddu...”: una definizione che
alcuni, forse per la scarsa familiarità col dialetto baariòto hanno travisato
nel suo opposto contrario.